26 Nov 2021
ROBERTO AZZALIN
ROBERTO AZZALIN, il manager con la passione della sabbia! Classe 1938, di Padova, Roberto Azzalin viene ricordato come un manager caparbio e impulsivo, un uomo senza giri di parole, diretto e quasi inattaccabile. Esattamente come un papà che deve proteggere le sue creature e i suoi sentimenti, per cui spesso e volentieri le spalle larghe servono esclusivamente per impressionare e farsi rispettare. Entra in giovanissima età nelle Fiamme Oro, dove può concedersi di praticare la regolarità a livello agonistico e di sporcarsi di fango con le ruote tassellate nelle valli della sua infanzia: l’amore per l’enduro lo accompagnerà poi per tutta la vita. Per motivi di lavoro frequenta il settore produttivo di minuterie metalliche della storica Cagiva. Inizia a lavorare per l’azienda e in poco tempo diventa parte della famiglia, anche se non ha mai posseduto quote dell’azienda come egli stesso ama precisare. Insieme a Cagiva e al team Lucky Explorer, da lì a poco scriverà alcune delle pagine sportive più intense che l’Italia motociclistica possa ricordare. Nel 1982 Azzalin si trova in Algeria in moto, con l’amico Liguori: qui vede per la prima volta la Paris-Dakar e ne rimane affascinato, giurando a se stesso che l’anno successivo avrebbe corso anche lui la mitica gara. Da quel momento si mette in testa di vincerla, un obiettivo che inseguirà con caparbietà fino al suo raggiungimento, avvenuto nel 1990. Nel frattempo Cagiva ha già iniziato a lavorare su un prototipo di enduro che diventerà la mitica Elefant. Nel 1984 Azzalin convince, con la sola forza delle parole, la star dei piloti Hubert Auriol, in forza al potentissimo squadrone BMW, prima ancora di costruire la moto per lui, una bicilindrica competitiva adatta alla sua corporatura. Un salto nel vuoto per Auriol che lascia la solidità di una casa tedesca per un team esordiente: insieme sarebbero diventati leggenda. Per la prima partecipazione alla Dakar del francese, affiancato da Marinoni e da Picard, Azzalin non esita a seguirli in moto, con l’ingegner Alberti e Lazzati, percorrendo le piste adiacenti il percorso ufficiale. Il team rischia la squalifica e Azzalin è costretto ad abbandonare questo suo stile estremo di team management . Negli anni diventa una figura leggendaria della Dakar. Vestito di bianco Lucky, con l’inseparabile marsupio rosso, contenente le valute locali e documenti per sopravvivere per circa un mese in piena Africa, si imponeva per il suo tratto taciturno e spesso contrariato. Non aveva mai realmente superato la tragica scomparsa del suo amico Marinoni in quella maledetta Dakar del 1986. Fu capace una volta di distruggere un banchetto tutto italiano, preparato nel migliore dei modi in pieno deserto, solo perché ospitava un giornalista che in uno dei suoi articoli aveva descritto il team Cagiva “come dei folli disperati in cerca di vittoria”. Una vittoria attesa a lungo e che giunge nel 1990 con Edi Orioli, che ripete l’impresa nel 1994 quando oramai Azzalin ha già lasciato l’azienda. Non ha mai, però, abbandonato gli amici e la grande famiglia del team Lucky Explorer, con cui intrattiene ancora oggi ottimi rapporti.
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