26 Nov 2021
1990 La pista sbagliata
L’edizione Paris-Dakar del 1990 fu per la Cagiva un vero trionfo, ma in una tappa di 800 km, che partiva da N’Guigmi e arrivava ad Agadez, l'’organizzazione aveva messo le bandierine di partenza sulla pista sbagliata: i primi 30 piloti partirono e andando verso destra, mentre Orioli, che aveva studiato le cartine militari, sapeva che sarebbero dovuti andare a sinistra. Ciononostante li seguì e solo dopo 20 km si fermarono tutti, certi che qualcosa non tornasse. Tornarono indietro, facendo 10 km di fuori pista e rendendosi conto che ancora non erano nella giusta direzione. Ma nel frattempo Orioli aveva capito dove sarebbe dovuto andare. Per non farsi seguire dagli altri, si fermò fingendo un guasto e ne approfittò per controllare anche quanta benzina aveva: il primo rifornimento sarebbe stato a 420 Km dalla partenza; ne avevano fatti già almeno 25 e l’autonomia era di massimo 460 km. Gli altri tornarono alla partenza e ripartirono da lì, mentre Edi proseguì da quel punto fino ad agganciare la pista giusta, scavata nella sabbia. Incredulo, notò che era già segnata dalle tracce di altre moto: erano già passati tutti i piloti privati. Proseguì a canna fino al punto di rifornimento. Da lì mancavano ancora 400 km al traguardo. Quel giorno Orioli fece 850 Km nel deserto del Tenèrè. Arrivò alle cinque e mezzo di sera, con il sole negli occhi. Ad accoglierlo trovò Azzalin che, abbracciandolo, gli disse che aveva fatto una tappa eroica, paragonando la sua impresa a quella di Fausto Coppi sullo Stelvio. Il team sapeva tutto. Edi non aveva sbagliato un solo punto del road book, mentre per gli altri fu un’ecatombe: Peterhansel si perse nelle dune, Neveu, inseguendo Orioli, ruppe il cambio, Mas si insabbiò ed arrivò 45 minuti dopo, Franco Picco e Ciro rimasero nelle retrovie, presi dal panico perché non avevano più visto Edi, che in questo modo guadagnò invece un’ora e mezza sugli altri. Quell’anno il team Lucky Explorer portò a casa la prima vittoria di un suo pilota ufficiale e la casa di Schiranna produsse la Elefant 900 IE in edizione limitata di 999 esemplari, con portachiavi d’argento firmato Edi Orioli. Edi divenne l’icona del marchio, ma lì per lì non se ne rese conto.
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